ISTANZE SOCIALI E REALTÀ PASTORALI NEL MEZZOGIORNO D'ITALIA

Nuovi studi e ricerche su Aversa e storia socioreligiosa e politica di Terra di Lavoro

Per la storia del Mezzogiorno d’Italia spetta ai vescovi d’Italia e alla loro funzione nella società un ruolo tutt’altro che secondario, che non riguarda soltanto le vicende ecclesiastiche ad intra delle singole comunità diocesane, bensì anche altri rilevanti aspetti della problematica relativa ai rapporti tra le classi sociali e i riferimenti politici delle singole realtà locali con la Curia romana. Dai siffatti molteplici aspetti deriva l’opportunità del soffermarsi dell’attenzione primariamente su diocesi della regione campana. Particolarmente pastori di anime della chiesa aversana in Terra laboris si trovarono impegnati in compiti di natura politica, in un primo tempo tra riforma e controriforma, con la significativa azione pastorale nel Seicento dei Carafa aversani, tra zii e nipoti: un Carlo vescovo, un altro Carlo cardinale e, a fine secolo, ancora un cardinale Fortunato. Si trovano impegnati a svolgere, alcuni con la funzione di nunzi apostolici, non pochi compiti e speciali mandati affidati loro dalla Sede Apostolica. Occorreva pertanto riprendere sulla regione ecclesiastica i fili di una fitta trama, in parte già raccontati, ma tanto più diventati gravosi e degni di considerazione, maggiormente da quando i confini della regione vennero ad estendersi da Isernia e Castel Volturno fino a Vallo della Lucania. Senza nulla disperdere di quanto già si conosce in tale campo attraverso la narrazione di Gaetano Parente (e, in campo economico, nella Storia delle idee politiche economiche e sociali, diretta da Luigi Firpo, voll.8. Utet-Torino, 1985, II/1, capitolo VII: Luciano Orabona, Il pensiero economico del Cristianesimo, 597-661, volume a cura di Giorgio Barbero, Luciano Orabona, Fausto Parente, Agostino Pertusi), ora con la presente opera se ne determina il superamento in virtù delle citazioni nell’apparato documentario critico di date e dati, che sono attinti direttamente di prima mano presso l’Archivio Segreto Vaticano. Anche del Gallo nel Novecento, con le sue pubblicazioni, particolarmente il Codice diplomatico normanno, come di quello svevo di Catello, valgono le medesime considerazioni, non avendo potuto essi accedere, pur posteriori a papa Leone XIII, agli Archivi vaticani e alla Biblioteca Apostolica.

ttps://www.facebook.com/photo.php?fbid=313010212856898&set=p.313010212856898&type=3&eid=ARDSfPnL7T6Pl29siY6mh9TlYdTKBW6fcqy79YvUJ6n2DhVCxA574LfYbZ5pToHd3RjcguTJDtLn0ab1