“Alla scogliera … un giorno d’estate” è un libro che cattura e avvince il lettore, dall’incipit alla fine, al punto da lasciare intrappolati senza scampo, nel suo inesorabile ingranaggio narrativo, pervaso da un’atmosfera emotivamente vibrante.
In filigrana c’è il rapporto con il luogo del racconto, uno spicchio di Cilento bellissimo, avvolto nell’atmosfera di una calda giornata estiva, tinta di colori stupendi, che veicolano bellezza e percezione di infinità inenarrabile.
Il fulcro è la ricerca della relazione feconda con se stessi nel silenzio, che si fa canale d’accesso all’anima. Impegno arduo, ma necessario anche a stabilire un equilibrio sociale, utopico per problemi atavici. Incancreniti!
Lo zoom su una società malata da curare, ferita dal fato e da pecche di una classe politica, sempre più disattenta, in perdita di quella spinta al bene “incisa” nel versetto di apertura del Libro della sapienza”:“Diligite justitiam qui judicatis Terram”, è pura sollecitazione a essere sentinelle di trasparenza e democrazia, che, minata dalla grande caduta dell’”Arte di governare”, dispensa ingiustizie, nutre fragilità, inquietudini, nevrosi, accende violenze di ogni tipo, mette in ginocchio tanti poveri cristi, alcuni dei quali mai in abbandono al sogno di rinascita e riscatto , sotto spinta dei tremuli echi delle parole: “Non può piovere sempre … il futuro è un seme dentro di noi”, che si fanno carezze.